Vizi Pubblicitari – L’offesa ideologica

di Federico Unnia

Fa discutere l’attuale campagna diffusa da Naturasi, la catena di supermercato biologici. Nulla contro questa tipologia di prodotti;  personalmente sono convito che senza “l’altra” produzione non avremmo modo di soddisfare i bisogni alimentari del pianeta e, soprattutto, non avremmo consentito a tutti di avere facile accesso al cibo.

Eppure, tra una legittima promozione del prodotto biologico al dileggio gratuito dell’Altro il passo è lungo. O tale dovrebbe essere.
Nessuna reazione quando ci fanno vedere i tetti di New York coltivati con  un’agricoltura biologica. Se qualcuno ha tanta fantasia da credere che a quell’altezza l’aria sia meno inquinata che al suolo, libero di farlo. Mi sento di dire che spesso i figli sono più pericolosi dei padri.

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Ciò che non credo sia corretto, non solo eticamente, ma anche pubblicitariamente parlando, è presentare il prodotto concorrente come il male estremo.
La su citata campagna di NaturaSi presenta in alternanza colore, bianco nero, alcuni soggetti in cui a sinistra compare il buono, il biologico, a destra il male, cioè il chimico o agrochimico, in bianco e nero. Questo si chiama denigrazione del concorrente e come tale non è un bel modo di agire. Stesso discorso per il contenuto: un campo secco (evidentemente per effetto di una’agricoltura intensiva ed industriale) a fronte di una terra viva e ricca di verde; oppure api colorate che svolazzano colorate a fronte di api morte a terra n bianco e nero.
Insomma, una rappresentazione dell’altro fatta in modo scorretto e non vero.

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Viene da chiedersi come reagiscano nell’ordine i concorrenti i cittadini e gli organismi di controllo. Ad oggi, tutto tace. I primi pare non si siano attivati quando sarebbe doveroso, se non altro nei confronti dei milioni di consumatori che acquistato prodotti non biologici e sono vivi e vegeti come gli altri;  i secondi frequentano sempre di più i punti vebdita biologici ma la stragrande maggioranza fa la coda al supermercato o dal verduraio che non vendono solo prodotti biologici.
Infine i giudici della pubblicità: questi dovrebbero muoversi, pensiamo allo Iap anche se occorre essere onesti e riconoscere che innanzi a questi messaggi è evidente l’interesse di parte (ovvero dei primi); tuttavia, per evolvere il senso civico della pubblicità potrebbe valer la pena di osare e andare all’attacco della campagna. Che non è certamente un esempio di buona comunicazione.
@federicounnia