La Panchina – Ai confini della realtà


3 ottobre 2016

di Pietro Greppi

Chi negli anni 60 aveva un’età che gli consentisse di guardare coscientemente la tv dovrebbe ricordarsi di una serie americana trasmessa in Italia dal 1962: si trattava di “Ai confini della realtà”. Seppure fosse considerata fantascientifica, raramente trattava i temi classici della fantascienza. Le storie si sviluppavano prevalentemente focalizzandosi sulle vite di normali persone che venivano cambiate radicalmente dall’incontro con l'”ignoto”, con uno squarcio nella realtà che faceva diventare credibile anche l’impossibile. Qualche giorno fa ho pensato di trovarmi in uno di quegli episodi quando ho vissuto lo spot di Amazon dal vivo! Avete presente lo spot del cagnolino zoppicante e del suo padrone che dopo aver passeggiato si siede sulla panchina? Beh! Sarà anche un caso fortuito, ma mi è capitato di vederla riprodotta da una persona che l’altro giorno ha condiviso con me una panchina … quando uno dice “il caso”!

Non era un ragazzo, ma un signore attempato, ma il cagnolino era come quello dello spot e, come lui, aveva qualcosa alla zampa che gli impediva di camminare se non a fatica. Il signore, una volta seduto a fianco a me mi guarda e accennando al cagnolino mi dice “devo fare qualcosa per farlo faticare meno” e tira fuori dalla tasca uno smartphone, armeggia e poi mi dice tutto soddisfatto: “ecco fatto! … certo che ‘sta Amazon è proprio forte!”. Incuriosito gli chiedo di cosa stesse parlando e lui mi fa “ha presente lo spot dell’Amazon? Quella con il cagnolino come il mio … ecco mi han dato un’idea e l’ho messa in pratica … e sono sicuro che domani mi arriva il marsupio per portare in giro Ralph… e pensare che non volevo neanche il telefonino … mi stia bene …” Ha preso e se n’è andato con il sorriso sulla faccia. È o non è come un episodio ai confini della realtà!? Di solito da questa panchina non faccio i nomi delle aziende, ma qui non potevo farne a meno. Anche perché è da un panchina che è successo. E poi, visto che ci sono, io che di solito sono molto critico verso il settore, devo dire che lo spot a cui ho fatto riferimento è una delle poche campagne in circolazione capace di trasmettere in modo semplice e fluido una notevole quantità di informazioni sui propri servizi senza creare confusione, senza perdersi in artifici e senza scadere nell’iperbole. Senza soprattutto ricorrere a inutili e non credibili testimonial famosi, riesce a comunicare in pochi fotogrammi l’idea della quantità di prodotti disponibili, la marca, il servizio promosso e la sua velocità, la praticità dell’app e anche a trasmettere simpatia sia per i due protagonisti che per l’azienda. Rappresenta un’interessante modalità creativa per veicolare anche un sentimento di rispetto, tenerezza e amore per gli animali, facendolo in un modo talmente semplice e chiaro che ha tutte le potenzialità per “contagiare” positivamente il pubblico. E quello che mi è successo in qualche modo ne è la prova. Poi io non so quanto succede all’interno dell’azienda in relazione al trattamento dei propri dipendenti. Ma si spera possa essere coerente con i sentimenti trasmessi dallo spot. In caso contrario suggerisco di farlo vedere anche ai suoi dirigenti come una sorta di corso di formazione. Speriamo.

di Pietro Greppi – info@ad-just.it

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