Il Bugiardino – Non tutto è come sembra


3 ottobre 2016

   

di Pietro Greppi

Anni fa ebbi modo di scrivere la sceneggiatura per la produzione di una serie di video pensati per descrivere alcuni trucchi del mondo dell’illusionismo. Un mondo i cui protagonisti spesso accompagnano il loro nome d’arte facendolo precedere dal suggestivo titolo di “Mago”.

Fu un lavoro interessante e istruttivo sotto molti punti di vista. Un prodotto editoriale che in quel periodo risultava in controtendenza, soprattutto perché si avvicinava e si intrufolava “pericolosamente”, ma con garbo, ad un tabù di quell’arte: svelare i segreti del mestiere. Ma i trucchi delle cosiddette “grandi illusioni” (sparizioni, persone tagliate, escapologia in genere … ) non potemmo svelarli neppure “noi”. I “segreti” che svelammo erano in realtà già a disposizione. Lo scoprimmo strada facendo. Ci fu spiegato che quanto avremmo pubblicato faceva parte di uno dei pochi capitoli poco sbandierato della magia, in cui anche agli estranei è concesso mettere il naso. Diciamo che, almeno in Italia, fu la prima volta che qualcuno “osava” addentrarsi nelle stanze in cui venivano custoditi segreti … “pronti da svelare”. Era un’operazione commerciale fra i cui scopi c’era anche quello di avvicinare maggiormente il pubblico a quel tipo di spettacolo.

Per quell’occasione, gioco forza, studiai parecchi testi su illusionismo e magia, alcuni anche molto antichi con illustrazioni d’epoca di “macchine” disegnate da maghi e realizzate da fabbri e falegnami d’ingegno. Lavorai spalla a spalla con un illusionista di professione, scoprendo nel dettaglio molti meccanismi mentali su cui un “mago” lavora e i trucchi che rendono affascinante quell’arte. Mi impressionò (si fa per dire) quanto quel mestiere avesse in comune con quello della pubblicità. Molto. Soprattutto la ricerca dell’effetto fascinazione e l’impegno profuso per rendere spettacolari cose che in realtà sono molto più semplici e spesso nella sostanza anche banali. Due professioni collegate da modalità espressive e intenti simili. Una è ripetibile, l’altra è ripetitiva. Una è affascinante, l’altra cerca di esserlo. Comunque è innegabile che, studiando uno e l’altra, la tentazione di paragonarli c’è. I punti di contatto sono forti. Solo che i mezzi usati nelle due “arti” sono a funzioni invertite.

Per esempio: nella produzione di uno spettacolo di illusionismo così come in quella di uno spot, viene spesso usata la spettacolarizzazione: in un caso per nascondere il trucco, nell’altro per enfatizzare la sostanza del prodotto. Vale la pena soffermarsi sul fatto che l’illusionismo nasconde il trucco con lo spettacolo, mentre la pubblicità usa lo spettacolo per truccare la realtà -spesso banale- dei prodotti con l’intento di renderli più desiderabili.

E ancora: sia chi assiste ad uno spettacolo di illusionismo, sia chi guarda uno spot, sa fin dall’inizio che si godrà l’opera di professionisti il cui scopo è fargli credere che quanto vede sia reale. Ma chi assiste ad un numero di “magia” paga volentieri per vederlo, farsi affascinare e illudersi di assistere ad un evento “inspiegabile”, mentre uno spot impone la sua presenza all’improvviso, anche se “gratuitamente”, e tende “inspiegabilmente” ad illudere lo spettatore con improbabili e iperboliche promesse. Alla fine di entrambe le “visioni” resta una delusione: nel caso dell’illusionismo si tratta della semplice conferma di non essere riusciti a capire quale fosse il trucco, nel caso dello spot la delusione è riassumibile in un “tanto rumore per nulla”.

Illusione e realtà … a volte nulla è come sembra … in qualche caso “il trucco c’è, ma non si vede” in altri “il trucco c’è, ma non si vede a cosa serva”.

Pietro Greppi

   

Consulente per la comunicazione etica e fondatore di Scarp de’ tenis

Fondatore di GESTO – Laboratorio per la realizzazione del Linguaggio universale non verbale

Per entrare in contatto con l’autore: info@ad-just.it


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