La Panchina – Che si mangia oggi?


29 settembre 2016

di Pietro Greppi

Non sono vegetariano e neppure carnivoro. Seleziono la qualità di quello che mangio, ma mangio di tutto. Questo perché il mio organismo “mi autorizza” a essere così, mi parla e mi manda semplicemente segnali di attenzione che devo saper riconoscere e che un po’ alla volta tutti possono imparare, solo che ognuno deve riconoscere i propri. Segnali che io personalmente sto imparando: ascolto il mio corpo e, mano a mano che mi perfeziono, questo ascolto diventa anche un dialogo. Faccio conversazione con lui, attraverso gli alimenti, e lui mi risponde con quelli che potremmo definire “segnali di gradimento” o meno. E mi piace pensare che se il gradimento è costante anche la mia salute lo sarà. Si tratta di sintonia.

I miei dialoghi però non possono essere gli stessi che un’altra persona ha con il suo corpo. Perché sebbene siamo tutti sostanzialmente uguali, ognuno di noi è in realtà una macchina originale ed unica. Tutti abbiamo un organismo che quando viene sollecitato reagisce quasi come quello di tutti gli altri, ma con differenze a volte anche notevoli e comunque diverse da individuo a individuo. C’è chi la carne la sente una necessità  e c’è chi invece non la gradisce o addirittura non la tollera. Ma è sempre l’organismo che decide e ognuno di noi agisce in conseguenza al risultato di quella decisione. Spiegato così mi sembra anche molto semplice da capire e “da digerire”. I segnali sono della stessa natura di altri che già conosciamo meglio, come quando starnutiamo perché della polvere ci è entrata nel naso, o tossiamo se qualcosa di estraneo ci entra nei polmoni, quando hai la pelle d’oca perché senti freddo, o quando ti “gratti” in conseguenza al contatto con qualcosa di urticante, o quando istintivamente rifiuti qualcosa il cui odore ti crea repulsione … Insomma il nostro organismo ci parla e la verità su quali siano gli alimenti tollerati, graditi o necessari dipende da caso a caso. Tant’è vero che se interrompiamo il dialogo, se divaghiamo, … ce ne accorgiamo, perché lui ce la fa pagare. Non mi voglio certo sostituire ai medici, ma mi sembra più che evidente che “una regola una” non c’è se non quella di imparare a dialogare ognuno con il suo organismo. E sotto questo punto di vista si spiega meglio anche l’esistenza di alcuni farmaci, che in molti casi, mi azzardo a dire, intervengono a correggere i difetti di comunicazione che abbiamo con il nostro organismo. Siamo in una società che tende a semplificare tutto in questo modo perché … mica può star dietro alle esigenze di ogni singolo individuo! Motivo per cui non c’è un vocabolario unico e attendibile del linguaggio universale dell’organismo semplicemente perché dovrebbe avere tante edizioni quanti gli abitanti della Terra. Ma concentrandoci su segnali come sensi di gonfiore, appesantimento, mal di testa, acidità, ognuno di noi può riuscire a collegare il cibo alle reazioni imparando a capirne la diretta relazione. Il discorso è ovviamente più lungo di così, ma intanto rifletteteci.

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