La Panchina – Lobbisti

di Pietro Greppi

Stando su questa panchina, recentemente mi è capitato di scambiare “due parole” con una persona che fa un mestiere particolare: il lobbista. Una di quelle persone che si fanno carico di portare avanti istanze di altri ad altri. Il modo con cui mi ha trasferito il significato della sua professione mi ha indotto una serie di riflessioni. Che certo potevano scaturire anche in altre occasioni. Ma questa è stata la prima.

Dentro di me non ho potuto fare a meno di immaginare questa persona come il ferro caldo che sta fra incudine e martello, che è difficile non subisca sia i colpi di uno che le resistenze dell’altra, diventando lei stessa altro da sé. L’ho immaginata anche come un interprete, che sempre mediatore è fra chi parla e chi ascolta. Ma soprattutto non ho potuto fare a meno di riflettere sul fatto che il nostro sistema abbia potuto produrre sbilanciamenti tali e condizioni di tale confusione e disagio sociale che come conseguenza una persona (una!) si trova a ricevere delega a fare per molti quello che ognuno di quei molti, incluso ognuno di noi, fa ogni giorno quando abbiamo a che fare con gli altri. Ognuno di noi è allora, facendo un piccolo pensiero laterale, lobbista di sé stesso.

Non vi pare? E se è diventato un lavoro, mi si conceda la battuta,  potremmo allora aver risolto il problema dell’occupazione. Perché ognuno di noi cerca ogni giorno di far valere le proprie ragioni e ottenere, da altri, riconoscimenti, libertà e diritti che in fondo già ci appartengono. La questione si sposta quindi sulla consapevolezza di ognuno che pare essersi persa nel tentativo di trovare una collocazione che ci soddisfi e quando crediamo di averla trovata abbiamo ancora bisogno di qualcuno che ce la migliori. O siamo stupidi o siamo ingordi.  O tutti e due. È il sistema che abbiamo costruito ad averci distratti dalle nostre personali qualità e consapevolezze. E scopriamo così che un mondo, dove ormai anche un formaggino ha una sua personalità, le persone in carne ed ossa, anche unendo le proprie forze, non sono in grado di esprimersi per quello che sono e che possono pretendere (se ne basta uno per avere risposta, figurati in tanti).

Ma questa mia visione del lobbista è, lo devo ammettere, anche ingenua e parziale perché a me piace immaginarla  dedita solo all’affermazione di cause sociali di spessore e di valore. Invece esistono anche lobbisti che agiscono affinché i governi non facciano passare norme che limiterebbero gli interessi di certe aziende che preferiscono si sorvoli sui rischi derivanti dall’assunzione o dall’uso dei loro prodotti o servizi. Ma non dovete fidarvi di quanto vi dico io da una panchina. Dovete cercare le informazioni su siti indipendenti e fra i risultati delle indagini fatte da ricercatori altrettanto indipendenti. Quelli su cui cioè non arriva l’influenza manipolatoria di certi lobbisti. Informatevi per esempio sul TTIP, sull’olio di palma, sullo zucchero …

Ecco, per chiudere, una fra le tante notizie fornite da Il Fatto alimentare: “… poche settimane fa l’Associated Press ha ottenuto email in grado di dimostrare come un’associazione dolciaria abbia finanziato e influenzato studi per mostrare che i bambini che mangiano dolciumi hanno un peso corporeo più sano di quelli che non li mangiano. Per Marion Nestle la sponsorizzazione da parte dell’industria, che sia o meno intenzionalmente manipolativa, mina la fiducia pubblica nella scienza della nutrizione, contribuisce alla confusione su cosa mangiare e interferisce con la stesura delle Linee guida alimentari in modi che non sono nel reale interesse della salute pubblica”. Come non essere d’accordo!