La Panchina – Penna alla mano

di Pietro Greppi

Quanti di voi sanno ancora scrivere con una calligrafia accettabile usando una penna su un foglio di carta? Pensate che nella frase che avete appena letto avete trovato parole che si riferiscono a oggetti o azioni di cui stiamo perdendo cognizione. Penna, carta, calligrafia, … scrivere mettendo insieme tutto ciò? Ma che scherziamo? Tutte cose che necessitano il coordinamento di cervello, memoria, conoscenze, percezione dello spazio, energia, senso estetico, abilità … tutte cose che insieme a molte altre abbiamo sempre più delegato a computer, algoritmi, hard disk, … che ci hanno disabituato alla manualità e alla capacità di progettare da soli.

Certe comodità andrebbero usate un po’ come le vacanze: ogni tanto è bene tornare nella vita reale altrimenti si rischia di convincerci che possiamo evitare di pensare e che “i camerieri” non siano persone in carne ed ossa che lavorano al posto nostro. In altre parole andando anche oltre l’esempio della penna, se gli strumenti tecnologici, quelli che ci hanno agevolato la vita in questi ultimi decenni,… se domani scomparissero … pensateci … cosa sapreste fare in autonomia? Come sapreste organizzare la vostra esistenza? Cosa e come mangereste?

Una sorta di esercitazione in questo senso vi sarà certo capitata e magari non l’avete vissuta pienamente per quello che vi ha trasmesso. Mi riferisco per esempio a quando “va via la corrente”, magari dopo il tramonto: momenti brevi o meno brevi di “panico controllato” vi attraversano. Solo momenti, perché avete fiducia nel sistema e siete sicuri che tutto tornerà sotto controllo. Non il vostro controllo però. Poniamo che non torni l’energia che dà vita ai vari aggeggi a cui avete affidato la “vostra serenità”, il vostro sapere, la vostra memoria. Il frigorifero contiene scorte alimentari che necessitano di temperature particolari, il computer e il telefonino anche se dotati di una batteria tampone dopo un po’ si spengono e tutto il loro contenuto non è più nelle vostre disponibilità (terrore!). Le lampadine restano spente e se non avete una torcia carica dovete ricorrere ad una candela o a un accendino, se li avete, … girate per la casa a tentoni sbattendo (non solo metaforicamente) contro gli “spigoli” di una realtà di cui con la luce non vi curavate.

Solo un esempio comunque perché se provate a pensare a quante cose abbiamo delegato le nostre abilità, c’è da avere un mancamento.

Tornando all’esempio di partenza, immaginandolo anche come una metafora della vita semplice e autonoma, se tornate ogni tanto a scrivere con una penna su di un foglio di carta, magari (che bello!) per raccontare qualcosa ad una persona cara, vi accorgerete che ne varrà la pena perché riscoprirete abilità che non ricordavate di avere, sarete costretti a farlo. Impiegherete più tempo, ma sarà tempo dedicato a riscoprire meglio voi stessi. Dovrete ripescare dentro di voi capacità mica tanto scontate, come quelle di pensare a cosa scrivere prima di “sporcare” il foglio (altrimenti dovrete buttarlo e ricominciare), dovrete cercare di scrivere in modo che la vostra grafia sia leggibile al destinatario, ricordare la forma delle lettere dell’alfabeto, dare una direzione orizzontale al testo rispetto al foglio, apporre la vostra firma analogica, piegare il foglio in modo che riesca ad entrare in una busta, chiudere la busta, scrivere l’indirizzo, farlo nel punto giusto, informarvi sul dove trovare un francobollo e comprarlo di pezzatura adeguata o recarvi in un ufficio postale, prendere un numero, fare una coda, attendere lunghi minuti, parlare con l’impiegato allo sportello, cercare il denaro nelle tasche per pagare il servizio, tornare da dove siete venuti e attendere che il destinatario riceva, apra, legga, provi forse qualche emozione dimenticata e decida, magari, di ricambiare il pensiero allo stesso modo prendendo in mano una penna, un foglio di carta, …