La Panchina – Una vita scontata

di Pietro Greppi

Parecchi anni fa parlare di prezzi nella pubblicità era un tabù. Poi, un po’ alla volta, si è fatta strada l’idea che “accennare” a quanto costa un prodotto poteva essere un’informazione che, diciamo così, poteva consentire al pubblico di decidere, fra sé e sé, se quel prodotto era alla sua portata e quindi anche di decidere o meno di cercarla per acquistarla.

Adesso (da un po’ ormai) nelle varie forme di pubblicità e per moltissime categorie sembra che il vero prodotto sia diventato il prezzo. Addirittura è su di lui che si concentrano molti sforzi creativi anziché sulla presentazione del prodotto. Alcuni spot sono totalmente incardinati sul prezzo e probabilmente la logica che li governa è quella di ipnotizzare lo spettatore proprio con le cifre rendendole seduttive per provocare reazioni del tipo “l’ho comprato perché non costa poi tanto” facendo slittare in secondo piano l’utilità del prodotto e l’effettiva esigenza di averlo. Per chi compra è diventato più importante (ahimè) comprare, spesso indipendentemente da cosa.

E se l’unico barlume di lucidità rimasto possibile nella “massa comprante” era quello della spesa oculata e proporzionale alla capacità di spesa … ecco venire in soccorso del sistema idrovoro due strumenti fondamentali: lo sconto e la rata. Il prezzo assume quindi ancora più importanza perché è su quello che si innescano le sirene della convenienza e dell’opportunità: se non ora quando, ti veniamo incontro, ti facciamo lo sconto, se non puoi tutto subito lo paghi comodamente a rate basta una carta di credito o un finanziamento … non ti preoccupare pensiamo a tutto noi. Possiamo assistere anche a siparietti promozionali dove un comico parla con un asino e poi anche con noi (!) e ci propone l’esercizio della matematica applicata alla finanza: ci chiede di immaginare la convenienza facendo noi i conti sottraendo una cifra da un’altra… L’elenco delle varie forme creative utilizzate per comunicare un prezzo sono comunque tante, lo sapete anche voi. Anzi qualcuno di voi ci si è anche impegnato personalmente.

Dare un significato e una dignità a queste manifestazioni di “stile” è però difficile. Almeno per me. Mi viene più facile notare delle somiglianze. Non trovo infatti molta differenza fra la questua e certi artifici commerciali per ottenere del denaro. Entrambe trasmettono un sentimento di tristezza, entrambe sono la manifestazione di una forma di “necessità”. E sono entrambe il prodotto di un sistema malato.