La Panchina – Razzismo moderno

di Pietro Greppi

Si sta affermando una forma di “moderno razzismo di elìte”, o comunque lo si voglia chiamare. Un comportamento che non riesco a definire se non in questo modo. È quell’atteggiamento che si manifesta in coloro che utilizzano la propria disponibilità economica come strumento di separazione dagli “altri”. E questo è certo il frutto del modello principale promosso dalla nostra società: puntare ad “arrivare” e ad essere migliori degli altri. Un modello che ha dei contorni sfumati e numerose variabili, ma che è nettamente identificabile con l’idea di esclusività, termine che –andrebbe ricordato anche ai pubblicitari che lo usano spesso e volentieri- sottintende l’esclusione degli altri.

Quello che stupisce è quanto “gli altri” -che numericamente sono in vantaggio cosmico- consentano che questo gioco si possa giocare. Non solo: la nostra società in qualche modo orienta verso la tentazione di replicare lo stesso comportamento di esclusione anche in coloro (“gli altri”) che appena si trovano nella condizione di disporre di una disponibilità simile ad una ricchezza (considerata tale in modo soggettivo e quindi non sindacabile), sembrano attratti dalla possibilità di consumarla in modo plateale copiando -anche in forme ridotte- il modello del razzista economico. Si tratta molto semplicemente della manifestazione di un supposto potere che diffusamente si attribuisce ai possessori di ricchezza. Una convinzione  che si insinua nella mente di taluni e che deriva, ovviamente, sempre dal modello dominante citato poco fa che induce moltissime persone a volersi distinguere dagli altri non valorizzando la propria personalità, bensì attraverso modalità previste e riconosciute dal sistema che, guarda caso, sono tutte basate ancora sul consumo.

Mi vengono in mente una vignetta e un concetto kantiano che pur su piani diversi fanno riflettere su questioni che riguardano appunto il rapporto con gli altri.

La vignetta presenta due personaggi, uno fronte all’altro, chiaramente disegnati per rappresentare uno un operaio e l’altro un uomo ricco. L’uomo ricco si rivolge all’operaio con una proposta: “… allora io ci metto i soldi e tu il lavoro …” ricevendo in risposta dall’operaio la seguente osservazione: “… ma tu i soldi dove li hai presi?”.

Il concetto kantiano è il seguente: viviamo tutti su una sfera motivo per cui  l’idea di allontanarci dagli altri inevitabilmente ci porta invece ad avvicinarci a loro, e qualunque tentativo di allontanarsi viene inevitabilmente frustrato dalla natura in cui siamo nati che è concepita per costringerci a stare vicini agli altri e a considerare l’ospitalità un precetto che prima o poi dovremo abbracciare.