Il Bugiardino – Diversamente dopati

di Pietro Greppi

Pietro Greppi
Pietro Greppi

Non mi intendo di sostanze dopanti, ma è evidente che certe cose accadono solo quando lo sport viene assediato e permeato da interessi che con lo sport non c’entrano. Olimpiadi o meno, le scelte dipendono però sempre dal singolo atleta, e non certo in relazione alla sua prestanza fisica, bensì alla sua integrità, alla personalità, al carattere.

C’è chi farebbe di tutto per risultati migliori, assumendo o lasciando che gli vengano somministrate particolari sostanze (e chissà cosa ci sarà scritto in quei bugiardini!). E in questi casi si parla più comunemente di doping: una pratica messa all’indice e duramente punita.

C’è poi chi accetta un lauto compenso per sembrare migliore anche aldilà della realtà sportiva che rappresenta, diventando il simbolo di una o più marche commerciali. E questo determina, volente o nolente, un inevitabile relativo cambiamento nella persona/atleta. Un cambiamento, un’alterazione … che è l’effetto di quest’altra particolare forma di doping, molto diffusa, evidente, dichiarata, considerata lecita e promossa addirittura come elemento distintivo.

Due questioni apparentemente molto diverse. Ma ritengo importante sottolineare che in entrambe i casi si genera un’alterazione, un cambiamento nell’atleta e che attraverso di lui viene coinvolto l’intero sistema che assiste allo sport e tutto ciò che vi è collegato, anche strumentalmente, in termini di contenuti, messaggi, modelli.

Per una riflessione e per essere più chiaro, fra i tanti possibili cito un esempio che mi ha dapprima piacevolmente colpito e in seguito deluso. Un caso che a mio modo di vedere illustra in modo esemplare quanto anche il denaro sia una “sostanza dopante” e subdola, capace di modificare i propositi delle persone.

Federica Pellegrini ora “nuota nell’oro”, quello delle meritate medaglie, ma anche quello derivante dai contratti pubblicitari delle aziende che, come le remore, si aggrappano sempre al vincitore di turno per farsi dare un “passaggio di notorietà”. Io però ricordo una Pellegrini che usava il suo primo podio per farsi paladina delle esigenze dei suoi compagni atleti e per denunciare che tutti i professionisti dello sport, soprattutto quando rappresentano un Paese, dovrebbero ricevere compensi adeguati all’impegno sportivo che richiede dedizione, fatica e assorbe per anni tutto il loro tempo. Era stata bella questa sua presa di posizione. Mi aveva colpito positivamente e ho sperato di vederle replicare il tema ad ogni medaglia conquistata. Le occasioni sono state tante, ma di quella Federica non ho purtroppo più visto alcuna traccia e il cambio di orientamento non ho potuto fare a meno di notare che è avvenuto quasi subito … perché gli sponsor non si sono fatti attendere. Per carità, ognuno sceglie di fare le proprie legittime scelte, ma dispiace che questa potente atleta, dopo aver espresso una denuncia e una richiesta così dirompenti e generose non si sia più interessata se non di esigenze personali concessegli dal sistema, che l’ha poi effettivamente viziata. Eppure, oggi più di un tempo, potrebbe ancora utilizzare efficacemente la sua visibilità per stimolare gli equi trattamenti, invocati nelle prime ore, per tutti i colleghi atleti. Peccato. Ma spero che le capiti fra le mani questo bugiardino e che in qualche modo possa farla riflettere. Sarebbe bello proprio per tutti gli altri atleti, perché se arrivi primo lo devi al secondo, al terzo e a tutti quelli che le selezioni hanno lasciato nel silenzio. Senza di loro saresti da solo e non avresti di che stimare le tue doti, né di riconoscerle.

Pietro Greppi

Consulente per la comunicazione etica e fondatore di Scarp de’ tenis

Fondatore di GESTO – Laboratorio per la realizzazione del Linguaggio universale non verbale

Per entrare in contatto con l’autore: info@ad-just.it