Il Bugiardino – C’è del buono


11 luglio 2016

di Pietro Greppi

Anche questo Bugiardino, come quello dei medicinali, non si dedica solo agli effetti collaterali negativi. Ci sono anche cose positive, che possono far guarire un sistema… che diamine.

Pietro Greppi

Pietro Greppi

Quello che personalmente mi scombussola è che a farle accadere, tornando al mondo della comunicazione, sono le stesse aziende che producono spot cestinabili. Aziende che non fanno pubblicità a quelle attività che pure sono curate o sostenute da loro, che sono oggettivamente positive e che potrebbero dare riscontri di simpatia, buona reputazione e provocare effetti di emulazione altrettanto degni di nota, e invece scelgono di destinare risorse importanti per dire cose banali anziché usare le stesse risorse per raccontare le loro azioni in campo diciamo “sociale”, per capirci.

Insomma delle cose belle e positive non ne parlano volentieri sui media tradizionali come quello televisivo che è ancora fra i più potenti. E non si capisce perché. Se capita che lo facciano, noti che manca la convinzione o lo fanno usando il rimando ai social che consentono di fare qualche misurazione numerica, ma non qualitativa. Chi ne viene a conoscenza è quindi più spesso solo chi segue canali diversi dalla pubblicità classica. E in questo ambito la viralità non è proprio sinonimo di contagio effettivo in senso stretto. È più un rimbalzo destinato a perdere energia e ad essere sostituito da altri rimbalzi.

Ci sono insomma iniziative che meriterebbero attenzione, i cui effetti collaterali sarebbero una volta tanto positivi, ma che vengono affidate solo alla volontà dei visitatori digitali che potranno o meno diffonderle in modo virale. È un po’ come ricorrere ad un sondaggio: non essendo sicuro di te e delle tue scelte, fai un test.

Non posso fare un elenco delle belle operazioni che ho rintracciato, farei torto a quelle che mancherei di citare, ma potete cercarle come ho fatto io. È che sono sommerse e trattate mediaticamente con il piede sinistro, eppure ce ne sono di straordinarie. Alcune addirittura potrebbero stravolgere l’idea attuale di consumo … e forse proprio per questo … (!)

Il punto è proprio qui: le iniziative “belle e utili” ci sono, numerose, stimolanti e interessanti eppure non si ha la percezione della loro esistenza nella vita di tutti i giorni che invece sarebbe bello e utile ci fosse. E ciò che rende poco comprensibile la scarsa informazione intorno a questi progetti è che parlarne molto sarebbe utile anche per la reputazione delle aziende. Rappresenterebbero modelli cui ispirarsi, di stimolo anche per altri. Se non vengono considerate degne di ribalta quanto un sofficino o uno shampoo è sperabile sia solo perché si tratta ancora di una fase di assestamento. Vedremo.

C’è quindi del buono che timidamente sta diffondendosi. I primi passi di quello che spero possa essere un cambio di atteggiamento progressivo e duraturo.

A dire il vero è da alcuni anni che si parla anche di responsabilità sociale d’impresa, ma si sono prodotti più convegni, ricerche e parole che fatti significativi. Ci sono ancora troppi dirigenti d’impresa schiacciati dai numeri e ipnotizzati dai benefit a breve perché si possa diffondere la cultura del bene comune. Non ci sono segni evidenti del passaggio di questa tanto declamata responsabilità sociale d’impresa. Soprattutto perché manca ancora la diffusione di un sentimento vero, capace di far agire molte persone nella consapevolezza che siamo un sistema circolare dove tutto torna, nel bene e nel male … meglio se torna il bene no?! Non mi riferisco ovviamente ai benefit, ma ai benefici comuni.

Vorrei insomma poter ricordare a memoria i nomi delle aziende, potendoli collegare ai progetti importanti per la crescita  di questo o quel Paese, e non mi riferisco al fatturato.

Continuiamo invece a poter riconoscere attori, sportivi e modelle che bevono acqua, telefonano, si fanno lo shampoo, mangiano tonno in scatola … tutti i giorni “n” volte al giorno. E c’è da scommettere che, coloro che progettano o pagano queste campagne, pensino di fare cose di cui essere orgogliosi. Pensano si tratti di eventi di cui far parlare. E per farlo si organizzano festival, premi, convention, si pagano con nonchalance testimonial, agenzie e mezzi con cifre che basterebbero a realizzare decine di servizi stabili e utili per la società.

C’è del buono si, ma è ancora lasciato ai margini, proprio come quello che definiamo non profit, il cui stesso termine evidenzia cosa si pensi di quel contesto. Si pensa sia marginale perché non crea profitto. Perché non lo misura il PIL e quindi non interessa. Allora viene spontaneo ricordare il famoso discorso di Bob Kennedy di cui riporto solo alcune parole: “… Il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta …”

Certi effetti collaterali dovrebbero essere provocati e diffusi e questo Bugiardino nasce anche per stimolare queste riflessioni.

Pietro Greppi

Consulente per la comunicazione etica e fondatore di Scarp de’ tenis

Fondatore di GESTO – Laboratorio per la realizzazione del Linguaggio universale non verbale

Per entrare in contatto con l’autore: info@ad-just.it

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