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Il mondo radio si ricompatta ma resta il nodo degli ascolti

Primo consiglio di amministrazione di “Tavolo Editori Radio”, che riunisce emittenti pubbliche e private con un’urgenza: trovare un modo per misurare le audience entro il 2017.

Mario Modica
Mario Modica

di Mario Modica

Le radio italiane hanno una necessità: misurare gli ascolti nel modo più rigoroso possibile, così da certificare le proprie audience in un’ottica di trasparenza e validità quasi scientifica. E sarà questa la priorità del nuovo “Tavolo Editori Radio Srl”, l’organo di rappresentanza di tutte le emittenti pubbliche e private nato lo scorso 1 aprile per dare voce ad un comparto dell’editoria nazionale sempre più strategico anche in ottica commerciale.

Uniti per il bene della radio

Il progetto, anticipato nei giorni scorsi, è stato presentato mercoledì 13 aprile, al termine della prima riunione del Consiglio di Amministrazione della Società tenutosi presso la sede Rai di Corso Sempione a Milano: “E’ la prima volta nella storia della radiofonia italiana che si costituisce una società del genere – ha spiegato Nicola Sinisi, direttore di Radio Rai e primo presidente della neonata associazione di categoria – e già questa è una novità importante in un settore che in passato ha vissuto fasi di forti contrapposizioni. Noi invece vogliamo collaborare per il futuro della radio, una realtà unica nel panorama mediatico del nostro paese per vivacità, peso specifico e valore pubblicitario che merita sempre più considerazione”. Un’alleanza trasversale che avrà il compito di rappresentare in ambito istituzionale aziende di ogni dimensione, dai network nazionali alle emittenti locali, tutte proporzionalmente rappresentate in seno al Consiglio di amministrazione del Tavolo Editori Radio composto da 17 membri: Nicola Sinisi, Antonio Marano e Giuseppe Pasciucco per le radio della Rai, Marco Rossignoli e Alessia Caricato in rappresentanza degli editori aderenti ad Aeranti Corallo, Antonio Niespolo per Radio Kiss Kiss, Francesco Dini e Carlo Ottino di Elemedia (Gruppo Editoriale l’Espresso), Ivan Ranza per l’emittente del Sole 24 Ore, Alberto Mazzocco e Marco Montrone per gli associati FRT, Federico Di Chio in rappresentanza di Rti (Radio 101), Mario Volanti patron di Radio Italia, Lorenzo Suraci per RTL 102.5, Claudio Fabbri ed Elisa Todescato per conto di Finelco e Massimiliano Montefusco (RDS). Nessuna rappresentanza, invece, per Upa, l’organismo associativo che riunisce le più importanti e prestigiose aziende industriali, commerciali e di servizi che investono in pubblicità. Un’assenza piuttosto evidente, poiché l’associazione partecipa alle altre principali società di rilevazione delle audience per la tv, web e carta stampata e aveva fatto parte anche di Audiradio prima della chiusura del 2011: “Ci sono già stati contatti e sarà inevitabile confrontarsi con loro – ha risposto con un po’ di imbarazzo il presidente Sinisi a chi gli chiedeva se il forfait fosse riconducibile anche alle divergenze sorte in passato con alcuni gruppi radiofonici – ma questo progetto nasce prevalentemente per mettere attorno ad un tavolo chi opera nel settore, facendo anche leva sulle specifiche competenze di ognuno”.

A ciascuno i suoi ascolti

Oltre ad operare come una vera e propria associazione di rappresentanza nelle relazioni istituzionali, il neonato Tavolo Editori Radio sta già lavorando una soluzione all’annoso problema di come misurare in modo oggettivo e il più possibile attendibile gli ascolti giornalieri. Impresa non facile, se si pensa che dopo il naufragio di Audiradio – periodicamente oggetto di critiche da parte di alcuni gruppi editoriali – anche i successivi metodi di rilevazione, con le indagini proposte negli anni da Eurisko e Ipsos, sono finiti periodicamente nel mirino: “E’ necessario cambiare strategia – ha aggiunto Nicola Sinisi – nell’interesse delle emittenti, che voglionio dati attendibili per misurare gli effetti del lavoro svolto, e nel rispetto del pubblico e degli investitori pubblicitari. E’ giusto che il nostro settore si conquisti quella autorevolezza e quella credibilità che talvolta ancora non ci viene riconosciuta da chi dimentica che il mezzo radiofonico ha oltre 90 anni di vita”. A parole, dunque, tutti d’accordo ma resta da capire quale sia il metodo di rilevazione migliore, tenuto conto che l’obiettivo è partire già nel 2017: “Buona parte della prima seduta del consiglio l’abbiamo dedicata a questo aspetto – ha ammesso in conferenza stampa Massimiliano Montefusco di Rds, illustrando le differenti tecniche in uso in Europa -. Ogni paese ha fatto le proprie scelte, si tratta ora di capire quali strumenti adottare per misurare l’ascolto radio in qualsiasi caratteristica tecnologica e territoriale e su tutte le piattaforme trasmissive in maniera oggettiva ed imparziale”. Un’esigenza, questa, avvertita sia dai network nazionali che dalle emittenti locali che rappresentano un terzo del mercato radiofonico per ascolti e raccolta pubblicitaria: “Verrà indetto un bando aperto alle principali società di rilevazione demoscopica – ha spiegato Marco Rossignoli (Aeranti Corallo) – e a loro formuleremo le nostre istanze: l’obiettivo è trovare una soluzione che non penalizzi nessun settore del nostro mercato e al contempo tenga conto di come ormai la fruizione del mercato radiofonico sia diversificata in mase alle piattaforme di trasmissione, analogiche o digitali”. Di certo le teniche sinora utilizzate – le interviste CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing) o i Diari, magari usati in modo combinato anche con i meter – hanno dato risultati giudicati solo in parte affidabili: “La prima ricerca di base sulla radio, presentata in autunno da Gfk Eurisko e Ipsos, ha certificato che la media degli italiani che ascoltano giornalmente la radio è dell’84% – ha spiegato Mario Volanti, editore di Radio Italia – e questo è un dato in sintonia con la media europea. In passato però altre indagini avevano misurato una media quotidiana di poco superiore al 66% e anche questo è un dato sul quale bisognerà andare a fondo”.

Sarà la volta del meter?

Insomma, la situazione è spinosa e complessa ma pare evidente a tutti che siano gli editori i primi a poter finalmente certificare i propri ascolti con un minimo di attendibilità scientifica. Impresa non facile, come conferma la varietà di soluzioni adottate negli paesi europei e l’esigenza comunque di poter far quadrare i conti con i budget che potrà essere destinato all’occorrenza. La soluzione ideale sarebbe quella dei meter, un apparecchio che dovrebbe garantire una raccolta e un trattamento dei dati almeno in parte assimilabile a quanto accade per il mercato televisivo, e di un ricorso alle nuove tecnologie per la fruzione attraverso internet: “Certo la copertura tramite meter renderebbe necessari investimenti massicci – ha concluso Marco Rossignoli, citando il caso della Svizzera -: per monitorare le preferenze di ascolto degli otto milioni di cittadini elvetici hanno installato 26mila apparecchi. Se volessimo ricorrere alla stessa tecnica anche qui in Italia, facendo le debite proporzioni sarebbero necessari oltre 150mila rilevatori con tutte le conseguenze che questo sistema di computo comporterebbe”.