Nasce oggi “Alberto Sordi forever’’, pagina Facebook curata dal nipote Igor Righetti

Da questa mattina è on-line “Alberto Sordi forever”, una pagina Facebook per tenere viva la memoria del re della commedia italiana, l’artista ancora amatissimo non soltanto in Italia che ha percorso la storia del Paese e dei suoi abitanti dal Dopoguerra alla fine del secolo dimostrando di essere un analitico osservatore della società. Questo il link

A idearla e curarla non è un fan qualunque, ma il nipote dell’Albertone nazionale,  Igor Righetti, giornalista professionista, docente universitario di comunicazione, autore e conduttore radiotelevisivo nonché papà del fortunato programma radiotelevisivo Rai “Il ComuniCattivo”. Assieme a lui  collaborano gli altri parenti dell’attore da parte del padre Pietro Sordi e della madre Maria Righetti, ammessi come parte civile al processo penale per aiutare la magistratura a fare chiarezza sull’inquietante vicenda giudiziaria che vede rinviate a giudizio ben 10 persone per circonvenzione d’incapace e ricettazione ai danni della sorella di Alberto, Aurelia. Alla pagina Facebook collabora, inoltre, la biografa di Alberto Sordi, la giornalista Maria Antonietta Schiavina che con lui scrisse il libro “Storia di un commediante”.

La pagina Facebook Alberto Sordi

“La pagina ‘Alberto Sordi forever’ che ho ideato non ha nulla a che vedere con le classiche fan page dedicate alle celebrità – spiega Igor Righetti –  ma conterrà aneddoti, curiosità, foto e ricordi di famiglia, audio e video inediti, interviste rare, informazioni inerenti le iniziative che noi parenti promuoviamo per ricordare e celebrare Alberto Sordi e terrà aggiornati i suoi milioni di fans sugli sviluppi dell’amara vicenda giudiziaria. Su Alberto ci sono già fan page che pubblicano le sue foto pescate sul web o i suoi film che chiunque può vedere su YouTube. Questa sarà una pagina viva, aperta al contributo di tutti, aggiornata con continuità, interattiva con gli internauti in quanto saranno stimolati con iniziative che li renderanno protagonisti. Rivelerà un Alberto Sordi segreto e inedito perché raccontato dai suoi parenti e da chi lo ha conosciuto altrettanto bene come la sua biografa. Non mancheranno testimonianze video in esclusiva di personaggi noti e meno noti che hanno lavorato con Alberto”.

E aggiunge Righetti: “Chi ama Alberto scoprirà le sue abitudini, i suoi rimpianti, il suo modo di affrontare la vita, il suo rapporto con la spiritualità e con l’amore, con la politica e il suo grande amore verso gli animali. Da tanti anni tengo viva la sua memoria con un evento che ho creato e che porto con Maria Antonietta Schiavina nei teatri e nelle piazze d’Italia dal titolo ‘Alberto Sordi privato: l’uomo e l’attore’. Ho pensato a questa pagina e a questo evento perché anche i più giovani si ricordino di lui in quanto ho notato che i miei studenti universitari di vent’anni non sanno chi siano alcuni grandi attori che hanno fatto il cinema italiano come Vittorio Gassman, Vittorio De Sica, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni. E, dato che Alberto non ha avuto figli così come le sue sorelle e suo fratello, noi siamo i suoi soli parenti che portiamo avanti il cognome e non vorremmo mai che anche lui, dopo tutto quello che ci ha regalato, con la sua genialità, possa essere dimenticato”.

Che cosa vedrete oggi su “Alberto Sordi forever”

Oggi inauguriamo la pagina “Alberto Sordi forever” con due interviste che hanno lasciato sgomenti noi parenti. A parlare, anzi sparlare, è addirittura colui che è stato considerato il figlio artistico di Alberto Sordi: Carlo Verdone.

Alberto Sordi lo aveva diretto nel 1982 nel suo film “In viaggio con papà”. Verdone aveva cominciato da pochissimo la sua carriera nel cinema. Non faranno più nulla insieme fino al 1986 quando Verdone dirige il film “Troppo forte” in cui compare anche Alberto Sordi. Ma nel film, accolto con poco entusiasmo dalla critica, si avverte subito la scarsa sintonia tra i due.

Lascia attoniti e amareggiati la mancanza di buon gusto di Verdone e l’acredine con cui si scaglia contro Sordi in ben due occasioni: in una video-intervista e in una rilasciata a “Il giornale off.it” e ripubblicata sullo stesso il 3 settembre 2014 a firma di Francesco Sala. Il diritto di critica è sacrosanto, per carità, ma l’asprezza del linguaggio, le espressioni e i toni usati da Verdone colpiscono ancora di più in quanto nelle occasioni pubbliche come il funerale di Alberto o quando ha raccontato il documentario  “Alberto il Grande”,  che ha realizzato con il fratello Luca nel 2013 in occasione dei 10 anni dalla scomparsa di Sordi,  ha sempre usato parole amorevoli. L’astio verbale di Verdone lascia esterrefatti anche perché lui è il presidente di una delle tre fondazioni Alberto Sordi, quella per i giovani, destinataria di 10 milioni di euro da parte di Aurelia.

Ritengo anche che sia poco elegante parlare male su chi non può difendersi. Entrambe le interviste sono state rilasciate da Verdone molti anni dopo la morte di mio zio Alberto Sordi.

A proposito del documentario “Alberto il Grande”  girato da Luca e Carlo Verdone sia noi parenti sia la biografa di Alberto Sordi, conoscendo bene la sua estrema riservatezza e lo stato di debolezza di Aurelia, sua sorella, quando la telecamera è entrata nelle sue stanze siamo convinti che Alberto, geloso come era della propria privacy, si sarà rivoltato nella tomba a vedere frugare nella sua camera da letto, nella sua barberia e nei suoi armadi. Mia zia Aurelia acconsentì alle riprese ma, come ricorda anche Francesco Merlo in un suo articolo pubblicato su La Repubblica il 7 maggio 2015 “Quando Carlo Verdone andò a girare il documentario ‘Alberto il Grande’ e intervistò Aurelia capì subito che la sua anima era persa”. Merlo riporta anche le parole di Carlo Verdone: “Fu una fatica terribile. Alle domande rispondeva ‘ammappete’, ‘embé’, e solo con il montaggio tirai fuori una parvenza di logica. Il giudice mi ha chiesto tutto il girato di quel documentario, e lo capisco. Da lì si vede quant’era debole e fragile Aurelia e quant’era facile approfittarsene’’.

Alla domanda de “Il giornale off.it”, volutamente provocatoria, ecco come risponde Carlo Verdone.

Un altro grande che hai dovuto dirigere: Alberto Sordi. Ma in “Troppo forte” non era esagerato?
“Sordi non doveva fare il film. Io volevo Leopoldo Trieste per il ruolo dell’avvocato. Poi, il produttore del film, non so, cose loro, forse un contratto rimasto in sospeso, mi chiama e mi fa: “Il film lo fa Sordi!”. E io: “Ma non c’entra niente!”. Abbozzai. Dovetti abbozzare con Sordi e lui fece di tutto per far ridere ancora. Aveva un paura matta di non far ridere più, di venire scavalcato da questa ondata di nuovi comici. S’è messo a fare la voce di Oliver Hardy, quei gesti strampalati quel : “Di di da da…”. Il personaggio me l’ha rovinato! Non parlo volentieri di quel film, anche se so benissimo che i miei fan lo amano per tutta una serie di assoli: la palude del caimano, l’anaconda, il flipper, per me rimane un episodio, un compromesso. Se io mi mettessi a rifare alla mia età, continuamente le voci dei miei personaggi di trent’anni fa direbbero: ma che fa Verdone? È patetico”.

Sempre a proposito del film “Troppo forte”, Verdone, non pago delle critiche mosse all’Albertone nazionale, in un’altra intervista, questa volta in video, sembra quasi voler scaricare le debolezze del film da lui diretto sul compianto Alberto Sordi: “Ci siamo trovati a fare un secondo film insieme. Io scrissi quel copione non per Alberto Sordi ma per Leopoldo Trieste quando a 15 giorni dall’inizio delle riprese mi viene detto: questo ruolo lo deve fare Sordi. Non ho scritto la parte per Sordi, con lui mi viene una farsa. Io questa cosa che Sordi doveva fare questo film non l’ho mai capita. Non ho chiesto, ma ho immaginato. Forse il produttore avrebbe avuto molto più piacere che invece di Leopoldo Trieste ci fosse stato Alberto Sordi per motivi di incasso e di richiamo, forse c’erano delle cose tra loro. Il film slittò, entrò Sonego, rientrò Leone che appoggiava l’ingresso di Sordi. Sono contento di alcune mie performances in ‘Troppo forte’ ma non sono contento del film perché lo avevo concepito in un altro modo. Non ci doveva essere Sordi. Per esempio, in ‘Troppo forte’ ci fu una cosa che un giorno preoccupò anche Sergio Leone cioè che Sordi stava sempre di più facendo la voce di Oliver Hardy in quell’avvocato. Io non sapevo più che film stavo facendo. Non doveva essere così, doveva essere come quei tanti personaggi cialtroni che ha fatto Sordi normalmente nella vita, non dove essere così caricato. Mi prese un moto di leggera malinconia perché secondo me un grande attore non aveva bisogno di arrivare a fare un personaggio così grottesco. Un grande attore fa la sua parte da cialtrone e basta. Le risate te le prenderai uguale se sei bravo non c’è bisogno di mettere il cappelletto e parlare come Oliver Hardy. Era quasi una paura di non far ridere, io la presi così, e allora caricava molto. Certe volte facevo veramente molta, molta difficoltà a stargli dietro nei nostri duetti perché non doveva rispondere in quel modo. Quindi il film secondo me è venuto qualcosa di molto ibrido. Non ricordo esattamente una grande scena tra me  e Sordi che posso dire di essere contento”.

Carlo Verdone non è nuovo a queste uscite “affettuose” verso colleghi di grande successo. Sul trionfo del film  di Checco Zalone “Quo vado?” ha tuonato: “Potrebbe uscire quando vuole, ma se prende 1200 sale sa già che vince al primo cazzotto. Potrebbe lasciare qualcosa ai piccoli film. Non è una critica a lui, ci vorrebbero regole’’. Zalone gli ha risposto per le rime. Lui, a differenza di Alberto Sordi, ha potuto replicare.

Qualche giorno fa, invece, a togliersi i sassolini dalle scarpe in modo molto soft è stato Enrico Montesano il quale ha parlato del suo rapporto di amicizia con Carlo Verdone finito dopo il film “I due carabinieri’’ del 1984. “Non ci siamo più incontrati – ha dichiarato Montesano – forse lui ci è rimasto male. Tutte le parti divertenti in cui apparivo io erano finite tra gli scarti, lo dissi al produttore e lui chiese a Verdone di reinserire queste gag e da quella volta probabilmente si è offeso. Se il primattore crede che un altro primattore gli venga a far da spalla, pensa male. Io non mi ritengo secondo a nessuno mentre Verdone probabilmente mi considerava secondo”. Montesano, a differenza di Verdone, non ha aspettato la morte di quest’ultimo per raccontare questo retroscena. Verdone quindi, a differenza di Sordi, può sempre replicare.