#I belong: United Colors of Benetton a sostegno del programma dell’UNHCR per porre fine alla condizione di apolide entro il 2024


4 novembre 2014

   

Dieci milioni di invisibili, privi della cittadinanza del mondo. Tante sono le persone, per la maggior parte minoranze etniche a versare in questa condizione a distanza di 50 anni dalla Convenzione internazionale che istituiva lo status di apolide. Un non status che si trasmette per generazioni, andando a colpire le minoranze etniche come i Bihari in Bangladesh, i Rohinga nella ex Birmania e oltre 600mila cittadini rimasti senza patria dopo la polverizzazione dell’Ex Unione sovietica. Persone a cui sono negati i più elementari diritti, dall’istruzione, alla sanità, all’occupazione fino alla libertà di movimento. E i più colpiti, circa due terzi sono bambini con dati sconcertanti: ogni dieci minuti nasce un bambino apolide.untitled

Oggi l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati lancia la campagna “I belong” in collaborazione con United Colors of Benetton, con lo scopo di coinvolgere l’opinione pubblica e dare un volto e una voce agli apolidi invisibili in tutto il mondo. Le immagini e gli strumenti di comunicazione ideati da United Colors of Benetton contribuiranno ad aiutare l’UNHCR a raggiungere l’obiettivo di dieci milioni di sostenitori in dieci anni per porre fine all’apolidia. Senza una nazionalità, gli apolidi sono privi di tutti i diritti, i servizi e le protezioni che i Paesi normalmente offrono ai loro cittadini. Vivono come esseri invisibili, inascoltati, nonrappresentati, senza colpa alcuna se non quella di essere nati senza Stato.

Spesso l’apolidia è una conseguenza diretta di una discriminazione contro un’etnia, una religione o un sesso. Sono oggi Ventisette i Paesi negano alle donne il diritto di trasmettere la nazionalità ai propri figli, una situazione che crea catene di apolidia che abbracciano più generazioni. Esiste anche un nesso molto reale tra apolidia, condizione di profugo e instabilità regionale. Le incisive immagini della campagna “I Belong” e un coinvolgente richiamo online all’azione – il pubblico è chiamato a firmare una lettera aperta per porre fine all’apolidia – costituiscono la spina dorsale creativa di questo progetto ambizioso. United Colors of Benetton, in particolare, ha creato una mappa interattiva dinamica, che documenterà il supporto online per la campagna #IBelong. Tutti questi strumenti visivi, digitali e online permetteranno all’UNHCR e ai sostenitori della campagna di diffondere il messaggio e di stimolare il sostegno al programma contro l’apolidia in tutto il mondo.untitled

“È una tragedia inaccettabile che milioni di persone vivano senza nazionalità. A differenza di molti conflitti armati – ha affermato l’Alto Commissario per i rifugiati António Guterres – tutti i governi interessati hanno assolutamente il potere di risolvere la questione dell’apolidia. Abbiamo l’opportunità, come mai prima, di affrontare questa ingiustizia”. “Grazie all’eccellente supporto di United Colors of Benetton – ha aggiunto Guterres – questa campagna raggiungerà milioni di persone ottenendo il sostegno pubblico tanto necessario per porre fine all’apolidia”.

Molto resta da fare anche in Italia, dove gli apolidi – per lo più rom provenienti dalla ex Jugoslavia, eritrei, palestinesi, etiopi e tibetani -sarebbero, secondo le stime ufficiali circa un migliaio mentre i dati più attendibili alzano il numero alla soglia dei 15mila. Una situazione alla quale occorre far fronte sbloccando e semplificando le procedure burocratiche amministrative e giudiziarie che riguardano i casi di queste persone e, non secondariamente, firmando la Convenzione del 1961 sulla riduzione e la prevenzione dell’apolidia. Un passo che lo Stato italiano – che pure riconosce lo status di apolide – non ha ancora compiuto.

Oggi è l’inizio di un percorso importante per milioni di persone in attesa di uscire dal cono d’ombra nel quale versano. In questo spirito, Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group che possiede il marchio United Colors of Benetton, ha sviluppato il claim da cui parte la campagna: “I Belong”, per sostenere l’impegno dell’UNHCR per porre fine all’apolidia globale.


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