Il crac di Rai Radio Uno. Il ‘Fatto’ svela il mistero


16 ottobre 2013

   

Ascolti dimezzati: sott’accusa il direttore Antonio Preziosi e la sua assistente. Entrambi di nomina berlusconiana

twitter@g_santaniello

Il ‘Fatto Quotidiano’ in edicola oggi svela con un articolo di Carlo Tecce il ‘mistero’ che giustifica il crollo verticale di ascolti subìto da Rai Radio Uno.

preziosi

In pratica, a seguire la prima emittente radiofonica pubblica, è un pubblico dimezzato: da 8 a 4 milioni in media.

“Il primo canale radiofonico – scrive ‘Il Fatto’ – trionfava nelle classifica e radunava 8 milioni di ascoltatori di media giornaliera. Poi, con l’arrivo di Antonio Preziosi che gestisce anche la testata giornalistica, il crollo verticale e l’abisso a 4 milioni”.

“Radio1 – si legge nell’articolo – osserva da lontano la crescita del terzetto di testa Rtl 102.5, Deejay e R101: settimo posto, ormai sempre, anche durante la fascia mattutina 6-9, un tempo un’esclusiva di successo”.

“Ex inviato al seguito del presidente del Consiglio, Preziosi è considerato vicino a Silvio Berlusconi, e non sono dicerie”.

   

E’ la politica, stando al ‘Fatto’ ad aver rovinato Rai Radio Uno, quindi. Tecce ricostruisce il misfatto così:

“Nominato nel 2009 dal Consiglio d’amministrazione guidato da Mauro Masi, Preziosi ha assunto Laura De Pasquale come assistente di direzione: è la compagna di Roberto Gasparotti, l’uomo immagine del Cavaliere. La De Pasquale ha bruciato la carriera senza cambiare posto e ruolo, nonostante sia sempre presente in quelle riunioni, di potere e decisione, che scrivono i palinsesti”.

“Dicono che il direttore sia solitamente taciturno e l’assistente spadroneggi. Adesso la De Pasquale firma da autrice svariate trasmissioni, soprattutto quelle più costose, quelle che rappresentano sprechi e fallimenti di Preziosi: Citofonare Cuccarini (Lorella), Last-minute e Check-In”.

“Eppure la coppia Preziosi-De Pasquale – rimarca Tecce – ha provocato proteste formali e informali, la sostituzione o l’abbandono di sei giornalisti di vertice: un condirettore, un vicedirettore, un caporedattore centrale e tre caporedattori”. Ma “la fuga del pubblico aumenta, non conosce soste, non dà segnali di assestamento. E il dg Gubitosi, in commissione di Vigilanza, ha elencato le disfunzioni finanziarie di Radio Rai, che vengono contenute dall’ottimo lavoro di Radio2 e Radio3. I ricavi si fermano a 36 milioni di euro, 5 dal canone di abbonamento e 31 dalle inserzioni pubblicitarie; i costi ammontano a 117 milioni, di cui 72 milioni di stipendi per 770 dipendenti. Risultato: 81 milioni di euro di passivo”.

Non è tutto: “La direzione Preziosi – scrive ancora il ‘Fatto’ – ormai da mesi, non attraversa un momento positivo. Un paio di anni fa, clamoroso, l’attivissima De Pasquale inviò una mail ai conduttori per vietare l’uso del termine “profilattico” e “preservativo” nei programmi: peccato che fosse la giornata contro l’Aids”.

“Ora, in attesa del faccia a faccia fra il comitato di redazione (incaricato all’unanimità dall’assemblea) e il dg Gubitosi, Preziosi ha proposto dieci nomi per dieci promozioni: l’azienda ha detto di no”.

“Il direttore – ricorda, in conclusione, Tecce – è anche Consultore del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali su indicazione di Benedetto XVI, anche se il suo riferimento diretto in Vaticano è l’ex segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Le protezioni di Preziosi si sono indebolite nell’ultimo periodo, ma il sostegno dei berlusconiani non viene mai a mancare. Quella casella, doppia, tra Radio1 e radiogiornale, è reclamata dal Pdl. Ma Gubitosi dice che la politica non condiziona le sue scelte. Vedremo. Anzi, ascolteremo”.


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