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Da figlio a madre: lettera due-punto-zero

di Matteo Bianconi

Ciao mamma,
come stai?

Che pessimo inizio… dovrei fare meglio, ma non mi viene in mente niente. Come a molti dei tuoi figli, del resto. Ho come la sensazione che passiamo più tempo a lamentarci che a combinare qualcosa di utile, sai? Certo che lo sai, ci hai visto crescere tutti. Cambiano i tempi, ora siamo tutti 2.0 e i dati audiweb dicono che l’audience online cresce di mese in mese. Sai che quasi 13 milioni di italiani hanno una connessione Internet? Ora possiamo lamentarci sul web, insomma.

Perdonami, sono sempre più catastrofico. E dire che ti amo. È che sono momenti difficili, c’è poco da fare: la Giustizia non è mai quella che ci aspettiamo, i furbetti di quartiere non pagano mai e noi non riusciamo a volerci bene, neanche per caso. Non voglio fare il vittimista, mi hai insegnato che è il sudore sulla fronte quello che premia. Solo che… Solo che vorrei regalarti un vero compleanno. All’ultimo ti sei seduta in disparte, moltissimi di noi hanno festeggiato, ma erano più presi dal party che dal motivo. Qualcuno era sincero, qualcun’altro ne ha approfittato per farsi bello al tuo sguardo, ma guarda: neanche due mesi più tardi, ci siamo dimenticati della festa della mamma.

Molti si sentono abbandonati e qualcuno ti ha pure rinnegato, certo, ma sei pur sempre quella che ci ha partorito, dico bene? Insomma, chi può volerti male? Sono solo parole, queste, ma sappi che ti penso più di quanto immagini. Deluso forse dai miei fratelli, ma anche da me stesso. Vorrei dedicarti più tempo ed essere un po’ più maturo, imitando magari qualche gesta di quei lontani parenti di cui mi hai raccontato. A proposito, sai che qualcuno ha creato dei profili su Twitter in loro nome? È una cosa strana, ma simpatica. Te l’ho detto, siamo tutti due-punto-zero.

Anch’io ho partecipato a una bella iniziativa. E dire che era nata per caso per un avvocato. No, dico, te lo immagini un avvocato lavorare gratuitamente? Ecco, lui l’ha fatto e qualcuno l’ha seguito. In mezzo a tante candeline accese e aerei a colorare il cielo, noi ti abbiamo fatto un grandissimo biglietto d’auguri. Non voleva essere chissà che cosa, eh, solo una maniera sincera per ringraziarti e dirti che ci siamo, nonostante tutto. All’inizio molta gente si è unita, ma poi… ma poi sai le solite scuse, no? “Non ho tempo”, “lo faccio dopo” e l’evergreen “Ho un appuntamento importante”.

Lo so che ci sono cose più importanti a cui pensare, ma sono stanco di sentire il tuo nome accanto ad affermazioni rassegnate. Vedi, quello che abbiamo fatto noi, per esempio, ha raccolto ottocento dediche, un bel numero… ma diventa verde di vergogna se comparato a 60 milioni. Un po’ di sconforto è normale. Nessuno ha mai pensato di poter cambiare le cose, ma non ho più voglia di avere fantasmi vicino a me, fratelli bianchi che aleggiano nel qualunquismo. La cosa mi fa diventare rosso di rabbia.

Qualcuno mi dirà che mi nutro di illusioni e che mi riempio la bocca di belle parole, ma non me la prendo. In fondo, ti ho osservato durante le feste e ho cercato di starti vicino come potevo. Ora richiamo la tua attenzione. O meglio, richiamo l’attenzione dei Fratelli d’Italia su di te, perché verde, bianco e rosso non siano emozioni negative, ma colori che riflettano un po’ di patriottismo, che sia digitale o analogico poco importa. Lo dico a mio nome, ma sono sicuro che ci siano altre persone come me: siamo stanchi delle promesse vane e dei dibattiti sterili, siamo stanchi di vedere aziende che non puntano sui giovani, siamo stanchi di continue divisioni, regionali o mentali che siano. Siamo italiani, pizza e fichi, mafia e mandolino, tarallucci e vino. Ma siamo anche i geni dell’arte, della moda e della creatività. Siamo quelli che “do it better”. Siamo i più strampalati d’Europa, forse, ma di fare la figura dei fessi, no, per favore, basta. Partiamo dal web, va bene, in fondo anche mio padre over 60 ha Facebook, un blog e tutte le operazioni economiche le fa sul sito della banca. Siamo giovani, più giovani, esuberanti figli di un’età minore. Siamo Indigeni Digitali e vivaci procacciatori di idee. Siamo criticoni, permalosi e spesso volgarotti, ma anche decisamente pragmatici, determinati ed eleganti. Abbiamo tutto quello che ci serve, mare, sole, verde. E poi intelligenza, capacità, eloquenza. Ci manca solo una piccola consapevolezza per essere grandi: sapere di essere tutti figli, proprio noi che di mamma – si sa – ce n’è una sola.

Ok, mi fermo qui.
Spero solo di (ritrovarci e) ritrovarti più serena, da qui a un anno.

Ciao, Italia.